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Diventare vegetariani

frutta

Vegetariano è colui che non si alimenta con cibi derivanti dall'uccisione di animali. Ammette però nella sua dieta prodotti di origine animale, ma che non comportano uccisione o sofferenza per l'animale stesso, cioè latte e latticini, uova e miele. Vi è poi un tipo più rigoroso di dieta vegetariana, che esclude anche i prodotti dello sfruttamento animale. Questo tipo prende il nome di vegetaliano. vegano o vegan. Anche fra i vegans poi ci sono varie gradazioni fino al fruttariano o carpofago che si nutre di sola frutta o frutta e semi, che non arrecano danno neppure alle piante.

Se la scelta vegetariana é motivata fondamentalmente da ragioni morali, essa é accompagnata però da validissime prove scientifiche, che dimostrano essere la carne cibo non adatto all'uomo, dannoso quindi alla sua salute fisica. Ogni specie animale ha un suo cibo privilegiato, anche se può adattarsi occasionalmente e in parte ad altri cibi. L'intestino dell'uomo è 10-12 volte la lunghezza del tronco, mentre quello degli animali carnivori solo 3-4 volte la lunghezza del tronco, questo perché i residui del cibo carneo siano espulsi più in fretta e non sostino nel ventre. Il succo gastrico dell'uomo é debolmente acido, mentre sono sviluppate le ghiandole salivari che producono ptialina per la predigestione degli amidi. Il succo gastrico dei carnivori è invece fortemente acido, utile a sciogliere anche ossa triturate e tendini. I denti dell'uomo non hanno punte aguzze, adatte a lacerare la carne; la mandibola umana é capace di movimenti laterali per la triturazione di cibi vegetali, mentre quella dei carnivori è fissa per trattenere meglio la preda che si divincola. L'uomo beve per suzione come le scimmie; il carnivoro lambisce l'acqua con la lingua, necessita infatti di minor quantità di liquido. L'udito e l'odorato sono nell'uomo meno sviluppati che nei predatori, il senso che prevale in lui é la vista, con la quale può individuare la frutta colorata sugli alberi. Infine la mano dell'uomo, priva di artigli per ghermire e dilacerare la preda, é invece armoniosamente adatta, con la sua concavità, a cogliere un frutto.

Si deve ritenere che l'uomo primordiale fosse vegetariano, anzi fruttariano, mentre viveva nella foresta tropicale. Solo dopo le glaciazioni e la distruzione del suo habitat originario, l'uomo diviene cacciatore e carnivoro. Ma nel neolitico, con la diffusione dell'agricoltura, il consumo del carneo si fa sporadico; molte popolazioni primitive furono e restarono vegetariane di fondo.

Il più famoso sostenitore del vegetarismo nella antichità classica fu certo Pitagora (VI sec. a.C.), tanto che il vegetarismo fu chiamato in passato regime pitagorico. Scrive Giamblico nella sua Vita di Pitagora che: "Pitagora imponeva di astenersi dal cibo animale, tra le molte altre ragioni, anche perchè questa consuetudine favorisce la pace."
Platone (sec. V a.C.) descrivendo lo Stato ideale prescrive ai cittadini di esso di nutrirsi di: "farine ricavate dall'orzo e dal frumento..., sale, olive, formaggio..., cipolle, legumi..., pasticcini di fichi, ceci e fave..., bacche di mirto e ghiande abbrustolite" e spiega espressamente che aggiungere a tale vitto carni di maiale o di altri animali costringerebbe i cittadini non solo a ricorrere ai medici, ma anche a fare guerre per ingrandire il territorio e procurarsi pascoli (Repubblica libro II cap. XII-XIII-XIV). Anche Epicurio (sec. IV a.C.) sembra preferire cibi vegetali e latticini. "Tutto trabocca il mio corpo di dolcezza - scrive ad un amico - quando vivo a pane ed acqua... Mandami un po' di cacio, perchè possa, quando voglia, scialarmela".
In tempi più recenti Gandhi, che fu vegetariano e credente scrisse: "E' mia ferma convinzione che per il cercatore che voglia vivere nel timor di Dio e vederlo faccia a faccia, la misura della dieta, riguardo sia alla quantità che alla qualità è altrettanto essenziale quanto la misura del pensiero e della parola".

A conferma di queste teorie si sono affiancate le numerose ricerche scientifiche, condotte su campioni di popolazioni che seguono una alimentazione vegetariana ed hanno messo in luce, in modo inequivocabile, un bassissimo livello di colesterolo oltre ad una bassa percentuale di cancro. Il cancro del colon, infatti, come il cancro al seno ed ogni genere di cancro è più diffuso fra le popolazioni carnivore.
Una dieta vegetariana corretta riduce notevolmente il pericolo dell'insorgenza di arteriosclerosi, uricemia, infarto, ictus cerebrale, cancro e previene l'invecchiamento precoce.

La carne fresca cruda contiene in media il 20% di proteine e il 70% di acqua, eliminandola dalla dieta si porrà il problema di sostituirla con un altro cibo proteico come: latticini, uova legumi e semi oleosi.
I latticini hanno una percentuale di proteine del 20-25% e anche più, ma contengono anche un'alta percentuale di grassi, perciò non se ne può abusare, pena l'aumento del colesterolo nel sangue.
Anche le uova, che pure hanno una proteina di alto valore biologico, sono abbastanza grasse. Non bisognerebbe assumerne più di due alla settimana.
Nei legumi le proteine in media 20,25% sono abbinate ai glucidi 45%. Importante fonte di sostanze azotate perchè hanno la proprietà di fissare l'azoto dell'aria. I semi oleosi, noci, nocciole, mandorle, pistacchi, pinoli, anacardi rappresentano un'altra importante fonte di sostanze proteiche e di sali minerali per il vegetariano. I pinoli sono uno dei cibi più ricchi di proteine (30%).
Inoltre il fabbisogno proteico giornaliero verrà completato con le proteine contenute anche nei cereali integrali in discreta quantità (10% in media). Consumando una dieta ricca e variata, una proteina compensa l'altrae nessuna carenza si produce.
La carne contiene sali di ferro ed è considerata un cibo antianemico: il ferro infatti è un costituente dell'emoglobina del sangue. Spesso la dieta vegetariana è stata accusata di procurare anemia. Questo potrebbe accadere se ci si limitasse a sostituire la carne con il formaggio nella nostra dieta. I latticini contengono molto calcio, ma scarsissimo ferro. Se si assumono vegetali crudi, e anche cotti, ricchi di ferro come spinaci, carciofi, lenticchie, mandorle, datteri, carrube, semi di girasole e verdure a foglie verdi, il pericolo di anemia non sussiste; anzi si guarisce da anemie precedenti.
Per chi rinuncia anche al latte e ai latticini, potrebbe nascere il problema di carenze di calcio; avrà cura perciò di consumare in maggior quantità quei vegetali che ne sono più ricchi: noci, nocciole, mandorle, alghe, fichi, datteri e semi di sesamo crudi.
In oltre è stato notato che le malattie da carenza, anemia e rachitismo, nella maggior parte dei casi, non sono causate da effettiva mancanza di ferro o di calcio nel cibo, ma da difficoltà digestive ed assimilative. Vita sedentaria e al chiuso, ed anche preoccupazioni e stress emotivi possono determinare tali carenze. E' necessario quindi fare vita sana e serena all'aria aperta per non soffrirne. Ricordiamo che la vitamina D, necessaria alla assimilazione del calcio, si forma sulla pelle in presenza dei raggi solari.

Possiamo concludere con le parole del grande medico igienista H. Shelton: "Discostandosi dalla via della rettitudine biologica, l'uomo causa a se stesso più sofferenze di quelle che infligge agli animali di cui si nutre".

Tratto da Diventare Vegetariani - Associazione Igienista Italiana



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